Federica (Fede) Cheti nacque a Savona il 10 nov. 1905 da Emanuele e Gemma Sanvenero. Rimasta orfana di padre molto giovane, si trasferì a Milano dove, con l’aiuto della madre, che sarebbe stata la sua piu assidua e preziosa collaboratrice, iniziò una attività creativa nel settore tessile.

Autodidatta, nel 1929 tesseva tappeti da terra in lana, cotone, lino, canapa, su suoi disegni, con i quali nel 1930 partecipò alla Triennale di Monza. Iniziò così la sua sperimentazione di tecniche di tessitura, di materiali, di disegni. Nel 1933, alla V Triennale di Milano, presentò alcuni tappeti, fatti a telaio, di molti colori e spessori, stoffe per tende chiare e trasparenti che coi tempo finirono per creare una moda, e un puff in ciniglia, molto moderno, con cui si fece notare.

Nel corso della sua attività la C. sperimentò una gamma molto ampia di tessuti per arredamento: in seta, cotone, lino, canapa, ciniglia, filati sintetici, puri od uniti in raffinate combinazioni: tessuti broccati, rasi spolinati, jacquard, stampati. Nel campo delle tinte e dei coloranti la sua ricerca si caratterizzò sia per la qualità sia per il gusto personale: tinte forti, schiette in infinite gamme e variazioni; i suoi tessuti saranno dei tipi più vari: classici e moderni, stampati, uniti, rigati, operati.

Nel luglio del 1936 fondò la ditta Fede Cheti, iscrivendola alla Camera di commercio di Milano come scuola di tappeti e di tessitura, ma il suo progetto di creare una scuola che conservasse le nobili tradizioni dello spolinato a mano non andò mai in porto. La sede della ditta e l’abitazione della C. da allora restarono sempre in via Manzoni 23. Non si hanno molte notizie sulla organizzazione del lavoro della ditta; subito dopo la guerra, vi erano impiegati circa centocinquanta artigiani, con il passare del tempo però molti di loro furono sostituiti da macchine.

La C. avviò inoltre una stretta collaborazione con artisti, architetti, pittori e disegnatori famosi; nei disegni della ditta Fede Cheti si riconoscono le mani di R. Peynet, R. Dufy, A. Bianconi, Giò Ponti, che particolarmente apprezzò le doti creative e i tessuti della C., Brunetta; l’unico però di cui appare la firma è il disegnatore francese Gruau. Di tutti gli altri la ditta comprava i disegni e li proponeva come propri. Le stoffe della C. furono esposte a mostre personali e collettive in Italia e all’estero: nel 1937 a Parigi, nel 1938 a New York, nel 1939 a Berlino. Nel 1940 partecipò alla VII Triennale di Milano esponendo tappeti, tende e tessuti, citati nel catalogo come ottimo esempio di collaborazione tra artisti e artigiani.

Nel clima autarchico della seconda guerra mondiale la C. sperimentò un nuovo materiale: una paglia sintetica (liu-lan: 90% viscosa e 10% cotone) che applicò soprattutto alla tappezzeria; ma solo dopo la guerra poté esprimersi liberamente riportando colore e morbidezza di tessuti nelle abitazioni, dopo un periodo di case spoglie di stoffe e piene di mobili dalle forme rigide.

Nel 1946 ottenne un grande successo a Zurigo dove presentò all’albergo Dolder i suoi tessuti a fiori, a grandi motivi decorativi, estremamente originali.

Il suo stile personale divenne celebre proprio per questi fiori stampati, ispirati ad una natura selvatica, dai colori molto nitidi; i moduli decorativi erano molto grandi anche per i mobili piccoli: più volte la C. espresse la sua avversione per la banalità dei piccoli fiori.

Nel 1947 compì un viaggio in Svezia dove il contatto con i paesaggi nordici, le luci e le combinazioni policrome diverse ispirarono le sue nuove collezioni (cfr. Svenska Dagbladet, 27 luglio 1947). Dopo il 1950 le stoffe d’arredamento della C. diventarono di gran moda, soprattutto il cinz, il tessuto lucido di cotone cui più è legato il suo nome e su cui realizzò i suoi grandi motivi floreali. Nel 1951 partecipò alla IX Triennale di Milano collaborando sia all’allestimento della sala mostre temporanee, sia esponendo stoffe stampate: fantasie in cinz, tappeti colorati disegnati dalla C. e da altri artisti.

I punti vendita delle stoffe d’arte Fede Cheti erano ormai diffusi in tutte le maggiori città italiane ed all’estero in particolare a Zurigo e a New, York.

Alla X Triennale (Milano, 1954), presentò tessuti nuovi sia dal punto di vista estetico che tecnico.

Sperimentò una fibra sintetica nuova, trasparente come vetro filato, abbinata a fibre classiche. Tra i suoi nuovi stampati ne spiccava uno che ricorda la pittura di Chagall, vero esempio di perfezione della stampa su stoffa, per profondità di toni, delicatezza nei passaggi di colore, perfetta vividezza. Un altro tessuto esposto, intitolato a Degas, perché ispirato ad un suo schizzo di ballerina, presentava una amplissima gamma di passaggi di colore. Le sperimentazioni della C. sono considerate punti di arrivo nella tecnica di stampa su stoffa; le sue grandi stoffe stampate da parete hanno, adattate agli ambienti di allora, la stessa funzione che avevano gli arazzi nel passato.

Alla XI Triennale di Milano (1957) la C. presentò un raso bianco stampato con l’immagine di un bosco ripetuta su grandi spazi che si avvicinava al gusto Queen Annedell’epoca vittoriana per i papiers peints, le scene campestri, i paesaggi ed i fiori. Interpretò anche con materiali e gusto moderni la sontuosità delle stoffe del XVII secolo traslucide di oro ed argento, a motivi in rilievo simili ai broccati e ai damaschi rinascimentali. Infine presentò un tessuto di disegno astratto la cui eccezionalità consisteva nella tecnica di stampa: metà applicata sul diritto e metà sul rovescio, riproponendo in chiave moderna le stoffe di Mariano Fortuny. Alcuni suoi disegni di questi anni come Luna e stelleBocca d’assesono ora esposti al Philadelphia Museum of Art. Alla XII Triennale di Milano espose soprattutto tessuti stampati con disegni classici ed astratti.

Negli anni Sessanta i tessuti della C. ebbero ampia diffusione: furono usati per tappezzerie, tende, divani e sedie di suo disegno.

Nel marzo 1960 la C., unica donna ed unica italiana, partecipò a Londra con una mostra personale ai festeggiamenti per il centenario della più grande casa inglese per stoffe d’arredamento: la Sanderson. Le sue creazioni furono esposte accanto all’altra unica personale, quella di F. L. Wright, e comparvero nell’arredamento della stessa sede della ditta: sono i broccati Balmoral – la cui moderna tecnica di fabbricazione stupì i tecnici della Sanderson -, le nuovissime stoffe dalla stampa bivalente, i tessuti eseguiti a mano con i disegni in rilievo, gli enormi “papiri” stampati con colori mai ottenuti prima su stoffa.

Nel 1961 si aprì nella Madison Avenue di New York, il negozio di Fede Cheti (cfr. Il Giorno, 12 sett. 1961) e le vennero affidati gli arredamenti d’importanti residenze negli Stati Uniti; negli stessi anni collaborò con l’Alfa Romeo nel rinnovare gli interni delle vetture e arredò anche famose imbarcazioni da diporto con tessuti in ciniglia di soggetti marini.

Nel 1963 vinse la medaglia d’oro Indathren per la migliore composizione cromatica realizzata su tessuto (sciantung) di cotone, alla Permanente per la III Biennale del tessuto per l’arredamento ed il mobile imbottito (Tesar, organizzata dalla Ass. naz. tappezzieri). Nello stesso anno partecipò alla mostra “Il colore nell’arredamento”, promossa da tre città venete (Venezia, Vicenza, Verona).

Nel 1965 le fu assegnato il premio Città di Milano quale migliore artefice distintasi nel campo delle arti figurative. L’anno seguente, a New York, s’inaugurò presso la J. M. Thorp and Co. Inc. la seconda mostra personale che segnò una svolta per la sua arte tessile; la C. preannunciò infatti di abbandonare i suoi tessuti dai toni tenui: “Gli anni settanta -scrisse in un comunicato stampa – vestiranno le case di stoffe e disegni arcaici ed astratti, insieme presentimenti di spirali spaziali e memoria di tribalismi africani. Una violenza irriducibile ben sostenuta dagli scontri di colori urto. Geometrie spezzate, immensi fiori. Diciamo che siamo in piena giungla, la giungla moderna aggressiva, orgogliosa, sicura”.

Dal 1965 al 1972 la C. sperimentò e realizzò tessuti con motivi geometrici, per continuare quindi con un revival dei motivi floreali. Nel 1970 fu eletta socia d’onore, prima donna in Italia, della UISTA, Unione italiana stampa tessile ed abbigliamento, e gli anni Settanta la videro sempre molto attiva, benché stesse crescendo la concorrenza nel settore tessile. Nel 1974, al Salone del mobile, ripresentò la sua attività dagli inizi.

Continuò a lavorare fino alla morte avvenuta a Genova il 18 nov. 1978.

La stilista milanese Biki, in un’intervista di quegli anni (archivio Cheti, senza data), descrive la C., sua cliente, come “una donna ribelle, insofferente, ansiosa di sapere, giramondo: l’internazionalità, la fama, erano nel suo destino, che fosse una donna d’azione lo dimostrano le sue stoffe e l’industria che intorno a lei è andata crescendo e che negli anni sessanta, fu di un’eccezionale vastità. Il binomio arte-lavoro ha dominato la sua vita”.

La ditta Fede Cheti, rilevata nel 1979 da un gruppo di cui faceva parte Vittoria Toniolo, figlia della più fedele collaboratrice della C., nel 1998 passò ad Alessia Fugazzola e Nicola Zeni, attuali proprietari.

(Fonte: TRECCANI)